Il cervello a 23 anni.

Siamo i ventitreenni. Siamo quelli che si agitano sulle sedie degli uffici dove lavorano, perché non siamo ancora del tutto a nostro agio nei nostri abiti da adulti.

Ci aggiriamo per le strade delle città cogli occhi fissi sui nostri schermi, disperatamente alla ricerca di una qualsiasi fonte che ci confermi la validità delle nostre scelte. Ci diamo da fare svolgendo lavori dei quali non siamo sicuri perché vogliamo dare un senso a tutti quei titoli di studio altisonanti, e usciamo con gente che non siamo sicuri d’amare per far sì che il mondo ci paia meno solitario.

Trascorriamo ore a bere vino seduti per terra nei nostri appartamenti, promettendoci vicendevolmente che non apparterremo per sempre a coloro che ci hanno spezzato il cuore. Ci astraiamo durante le lezioni alla scuola di specializzazione, o mentre insegniamo inglese in Rwanda, trascorrendo il tempo a chiederci se non dovremmo piuttosto trovarci altrove.

Abbiamo ventitré anni, e adesso le sbornie ci iniziano a pesare. Gran parte delle nostre conversazioni, di questi tempi, verte sulle reciproche rassicurazioni che tutto andrà per il verso giusto. Siamo orgogliosi degli altri, ma rigidi con noi stessi. Quando un’amica fa qualcosa di facile come cucinare una pietanza appena un po’ più elaborata della pasta, la applaudiamo, eppure ci rimproveriamo per non aver ancora a disposizione un ufficio d’angolo, un’autobiografia di successo o una fiorente startup.

Balliamo tutta la notte al suono della musica di Taylor Swift, perché lei ci capisce. Amiamo coloro che vogliamo, e odiamo le etichette. Non siamo più al college, e siamo diventati troppo vecchi per presentarci alle loro feste. Quelli che conosciamo non vivono più intorno allo stesso isolato, e ci mancano i giorni in cui migravamo avanti e indietro da una casa all’altra all’una di notte. Abbiamo pochi obblighi, ma siamo sempre stressati, lì a chiederci se la vita porterà mai con sé maggiori certezze.

I finali delle nostre storie non finiscono mai, perché i social media continuano a rammentarci dei nostri ex. Anche quando li blocchiamo, o li cancelliamo dalla lista degli amici, i loro nomi prima o poi saltano fuori dai nostri news feed, sotto le immagini a cui hanno messo ‘mi piace’, e i loro volti ci tendono agguati quando i nostri amici in comune pubblicano i propri album. Odiamo l’online dating, ma lo facciamo un po’ tutti, perché sembra l’unica strada. Trascorriamo tanto tempo su Tinder quanto ne passiamo in compagnia di veri esseri umani.

Abbiamo ventitré anni, e cerchiamo costantemente di dirci di smettere di lamentarci, e di goderci la nostra gioventù. La vita non è poi così male. Abbiamo le nostre famiglie, i nostri amici e la nostra salute. Siamo giovani e pieni di vita, e il mondo è nostro. Siamo più vicini ai nostri genitori dei ventitreenni prima di noi, e molti di noi sono tanto fortunati da godere ancora del loro sostegno. Abbiamo il tempo di andare nei bar e di stare con gli amici. Andiamo alle feste, e lavoriamo, e non ci preoccupiamo del fatto che altri dipendano da noi. Eppure resta tutta questa paura, che ci riduce a dei pessimisti. Perché la vita è piuttosto bella, ma non riusciamo a smettere di preoccuparcene. Così ci preoccupiamo ancora di più di ciò che ci accadrà, quando ci sono cose più concrete di cui preoccuparsi.

Sentiamo gli adulti insistere perché ci calmiamo. Ci dicono che tutto andrà per il verso giusto, che se potessero dare un consiglio a se stessi da giovani, sarebbe quello di bandire le farfalle nello stomaco, e godersela prima che l’età inizi a farsi sentire. Ci dicono tutto questo, ma non ci crediamo. Le cose non vanno semplicemente per il verso giusto. Dobbiamo farcele andare noi, e ci pare che ogni secondo trascorso guardando film in streaming nelle nostre camere da letto è un secondo che non stiamo dedicando a impegnarci là fuori. Eppure continuiamo a guardare il film.

Sprechiamo il nostro tempo esattamente come facevamo al college, solo che oggi la stessa cosa ci fa sentire a disagio. Siamo arrivati in quel punto della nostra vita in cui abbiamo compreso la futilità dello starsene a guardare episodi di Gilmore Girls che abbiamo già visto un centinaio di volte, ma ci mancano le risorse e la maturità per fare qualcosa di concreto e cambiare passo. Siamo troppo cresciuti per uscire ogni sera, ma troppo giovani per starcene in casa a non fare niente. Vogliamo essere più produttivi e vivere un’esistenza più degna di esser vissuta, ma non siamo ancora riusciti a scoprire come si fa. Ancora non abbiamo figli o coniugi o posti fissi o qualunque altra cosa sia che ci farebbe sentire di avere più ragioni per vivere. Non è che aspiriamo necessariamente a tutto questo, ma qualcosa la vogliamo. Per cui ce ne restiamo seduti qui, in questo limbo, anelando a qualcosa di meno inutile del guardare Luke e Lorelei che litigano davanti a caffè, eppure continuiamo a farlo, e le farfalle continuano a farsi sentire nei nostri stomaci.

Abbiamo ventitré anni, e pure se trascorriamo tutto il tempo a preoccuparci, non vogliamo comunque invecchiare. Non vogliamo mai raggiungere quel momento in cui non potremo più essere considerati ragazzi, anche se le ricerche che abbiamo studiato dicono che la gente in realtà è più felice intorno ai trent’anni. Perché possiamo anche sentirci spaventati, ma abbiamo sempre ventitré anni, e cavolo se ci divertiamo.

Cerchiamo di smettere di punirci per non esser diventati i prossimi Lena Dunham e Mark Zuckerberg, ma trascuriamo il fatto che loro siano l’eccezione che conferma la regola dei ventitré anni. Perché per la stragrande maggioranza di noi, a ventitré anni la vita esplode, e d’un tratto ci dimentichiamo la ragione per cui abbiamo scelto quel corso di studi, o perché ci siamo trasferiti in quella città, o abbiamo amato quella persona. Tutto ciò che vogliamo è capire chi siamo, e non ci riusciamo. Solo il tempo ce lo dirà.

Questo articolo è originariamente apparso su The Huffington Post United States ed è stato tradotto dall’inglese.

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5 cose che ti fanno capire che non sei più un teenager

Funziona così. Un giorno sei a bordo del tuo motorino, destinazione scuola: aria in faccia, zaino in spalla, cuffiette alle orecchie, converse ai piedi e mille sogni, desideri e ambizioni dentro la tua testa.

Poi, ti sembra un attimo e… tutto cambia, o quasi! I sogni diventano responsabilità, i desideri un traguardo e le ambizioni una sfida.

È ufficiale. Hai superato la fase da teen.  Ma non facciamola tragica. Ecco una lista divertente delle 5 cose che ti fanno capire che non sei più un teenager.

1 Se passi un sabato sera a casa non è poi la fine del mondo.

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Prima d’ora non avevi ancora conosciuto il vero significato delle parole STRESS o RELAX.

Anzi, molto probabilmente, le avevi solo canticchiate sotto la doccia duettando con Mika “RELAX, take it eeeasy” o peggio ancora con Club Dogo “sto lontano dallo STREES, fumo un po’ e dopo gioco a Pes”.

Adesso, invece, ti accorgi che la canzone che meglio ti si addice è “My Head Is A Jungle”. La canti con estrema convinzione e t’identifichi perfettamente.

Studio, tirocinio e invio no stop di curriculum… generano STRESS, tanto STRESS e questo richiede REALX, tanto RELAX. Quando potersi concedere una bella serata in stile divano, plaid e popcorn se non il sabato sera? Del resto “Tu si que vales” non è poi così males 🙂

2 Non frequenti più gli stessi locali di qualche anno fa.

picjumbo.com_HNCK2224Ok. Gli impegni della settimana ci rubano (come non mai) buona parte delle nostre energie ma questo non vuol dire tenerci barricati in casa, assolutamente NO! Allora usciamo, dove andiamo?

Il pub che porti nel cuore, quello dove hai avuto la prima sbronza, d’improvviso non lo trovi più così interessante. La musica è troppo alta e l’età media troppo bassa. A volte ci passi e dici “Ma tu guarda questi mocciosi, io alla loro età me ne stavo in casa a giocare alla PlayStation” ed ecco che involontariamente sembri la caricatura di tuo padre.

Se fino ad ora l’unico aperitivo cui avevi preso parte era stato quello del matrimonio di tua cugina, adesso non puoi più farne a meno. Ottimo per risparmiare e non appesantirsi, perfetto per scambiare due chiacchiere (uguale rimorchiare), ascoltare buona musica e sorseggiare un bicchiere di vino (anche se di pessima qualità) sostituendolo al solito cocktail superalcolico. Enoteca, benvenuta nella lista dei posti felici per i ventenni!

3 Il tuo motorino in garage ti guarda e piange.

131H (2)Si, vi siete voluti bene. Insieme avete passato dei momenti magici.

Come quella volta che ti sei grattugiato sull’asfalto prendendo in pieno una pozzanghera, o quella volta che hai dato un passaggio a quella ragazza che taaanto ti piaceva finché non vi ha fermati la polizia “sei minorenne, insieme in due non si può. Sequestro del ciclomotore.” Per fortuna che il cugino di tuo zio è poliziotto e ti è finita bene.

Ogni tanto d’estate lo usi per fare slalom in mezzo al traffico e raggiungere prima la spiaggia ma… vuoi mettere in confronto l’aria condizionata e la radio? E poi quella famosa ragazza che ancora taaanto ti piace non puoi andare a prenderla (ancora) in motorino il sabato sera.

4 Hai esclamato almeno una volta “come vorrei ritornare a scuola!”

AulaNon l’avresti mai detto e invece l’hai urlato! Forse i compiti che ti assegnavano non erano poi così tanti, quelle tre (ma anche meno) ore  di studio pomeridiano non erano poi così infinite e i tuoi compagni di scuola… dai infondo eravate una bella classe.

5 Ogni tanto sei spinto dal desiderio di indossare QUELLA felpa, la TUA felpa.

converse-ai11-2-abb-2Tutti ne abbiamo avuta una nella nostra vita, nel nostro periodo da teenager.

Quella felpa che sopravvive a tutto, dalle scampagnate alle partite di calcetto. Quella felpa che (sicuramente più fedele del tuo compagno di banco) ti ha fatto da complice durante i compiti in classe (anche nelle ultime verifiche di giugno, quando cominciava a fare caldo) perché la maxi tasca della TUA felpa era come un buco nero e lì poteva metterci di tutto, dal cellulare ai bigliettini con le formule di matematica o verbi irregolari d’inglese.

Forse oggi la TUA felpa è un po’ scolorita ma… i ricordi che gli attribuisci, quelli non svaniranno mai.